È una performance transdisciplinare site-adaptive, un racconto performativo ispirato a “La Piaga del Ballo” del 1518.
Non una lezione, ma un’esperienza immersiva che coinvolge attivamente il pubblico attraverso un contagio coreografico.
La performance indaga anche il presente, esplorando come l’energia collettiva e il dissenso possano trasformarsi in strumenti di resistenza contro l’alienazione e il controllo sociale contemporaneo.
Claudia Caldarano si mette nei panni di Troffea, la donna che contagiò Strasburgo con la “febbre del ballo”, attraverso una narrazione coreografica interattiva che unisce racconto e danza. Ispirandosi ai sintomi descritti nei resoconti storici, Claudia intreccia i fatti del passato con quelli del presente, dialogando con i corpi presenti in sala e quelli lontani, tra cronaca, testimonianze e immaginazione, accompagnata dalla musica di Filippo Conti.
Gli spettatori sono invitati a partecipare attivamente, contribuendo a un vero e proprio contagio del ballo. Al termine della performance verrà lasciato spazio al pubblico per ballare.
“La ricerca tocca argomenti come la stigmatizzazione dell’espressione corporea, la malattia, il corpo della donna, il sonnambulismo derivante dal
capitalismo. Mi chiedo come il trasporto empatico dello spettatore possa portarlo all’abbandono della sedia e all’occupazione della scena… in Italia il rapporto Censis dice che siamo sonnambuli… e quindi cosa può far riattivare le persone e indurle all’azione?
Il motivo per cui ho deciso di dedicarmi a questa storia, quella della signora Troffea e della piaga del ballo che ha generato, è che i fenomeni di piaga del
ballo sono avvenuti in periodi di forte crisi economico sociale, quindi in condizioni simili a quelle che stiamo vivendo, almeno dal Covid ad oggi. La società in cui viviamo è securitaria… cosa ne è del corpo e delle sue manifestazioni quando ce ne riappropriamo fino ad arrivare a degli stati fisici alterati, stati fisici che nella
storia sono stati patologizzati soprattutto rispetto al corpo femminile?… Abbiamo delegato agli organi di controllo la nostra libertà in virtù della precarietà delle nostre vite?” – Claudia Caldarano