Nuovo seme di ricerca che parte dalla luna, nostro satellite e punto di riferimento quando si sceglie di raccogliersi nell’ascolto di sé.
Luogo occulto e ricettivo che anima il nostro femminile interiore, orienta il nostro sentire ciclico e il mutare delle emozioni.
L’espressione “far lunari” pare sia di origine popolare, e rimanda gioiosamente all’andare fuori di testa, o comunque uscire dagli schemi. Per noi è un punto di partenza per rimettere in discussione il nostro stare nel mondo e inventarne una modalità nuova, partendo dall’ascolto del nostro personale notturno e ricercando un contesto sociale tutto da reinventare, dispiegandolo tra l’ambiente della campagna e i contesti più urbani, unendoli in una linea sottile che è quella dell’intimità.
Ci ispiriamo alla figura di Cesare Pavese, al suo e al nostro bisogno di integrare/accogliere le ombre, la notte che spesso rifuggiamo, l’oscillare tra un immaginario rurale e uno cittadino, tra il vagabondaggio nelle strade, osterie, e il gettarsi tra i monti e le piante, i tramonti e le albe.
E ancora: tra lo spendersi per la società e i miti che nello stesso quotidiano ci vengono a trovare riconsegnandoci alla fine, di nuovo, alla condizione più vera e diretta di noi esseri umani, di fronte alla notte.
È un lavoro che vive nell’intreccio di vari linguaggi, principalmente la danza e la voce, il gesto e la parola, con incursioni di suoni materici ed elettronici creati dal vivo, accompagnamenti di strati di chitarre, inserti fotografici e video.