Both è uno spettacolo pensato per sala, ma adattabile a spazi diversi. Il suo cuore risiede nell’urgenza di mettere in dubbio l’abitudine a definire qualunque cosa in un modo o nel suo opposto, ignorando l’esistenza delle sfumature e della possibile adiacenza dei contrari. Questa usanza a contrapporre due parti rende più complesso il processo di comprensione di ciò che non rientra in una categoria definibile.
Nel processo di acquisizione e resa pubblica del mio transgenderismo non-binario, ho avuto modo di scontrarmi con le abitudini di considerazione del sé e ciò che lo circonda. Questo mi ha permesso di riflettere sulla necessità di condividere e portare in pubblico un principio di non opposizione, creando così un luogo dove il personale svanisce per lasciare spazio alla messa in pratica dell’elaborazione di un pensiero universale.
La performance si pone l’obiettivo di essere una esperienza il più possibile per tutti, per questo motivo ho scelto di lavorare con archetipi della memoria e coscienza collettiva, ed utilizzare un linguaggio, delle immagini, ed un processo facenti parte del mondo inconscio. In questa creazione ogni concetto porta in grembo il suo contrario. Tutti i personaggi, gli oggetti e le fonti sonore sono presenti sin dal principio, aspettando il momento per mutare; ed è il mutare stesso a donar loro definizione.
Ad accogliere lo spettatore è l’interno di una pelle di serpente: un ambiente immersivo coperto sino al pubblico da una membrana opaca. Questo mondo surreale è vissuto da un personaggio che subirà diverse trasformazioni seguendo un processo di individuazione e contemporaneamente dissoluzione dell’io, riflesso, come un’eco, nel setting scenografico.
La figura navigherà attraverso lo spettro del genere e dell’età, esplorando diversi binomi facenti parte dell’ esperienza umana e comunemente posti in opposizione: dolore-piacere, invecchiamento-nascita, attrazione-disgusto e guarigione-ferita, oltre che uomo-donna.
I linguaggi performativi sono quelli della danza, della performance, del teatro e del circo contemporanei, ma anche di discipline tipiche della tradizione circense come fachirismo e contorsione, vissuti e rivisti attraverso un corpo ed una messa in scena attuali: al non-umano viene dato potere, l’agentività viene ridistribuita, offrendo una diversa poetica.
Viene approfondita la manipolazione di materiali quali fili e membrane e lo studio coreografico del gesto. Il filo fa le veci di tela di ragno, ma anche di interiora, ed usato come sutura. Se l’interno del corpo viene presentato dal filato, la controparte dell’esterno è portata in scena da materiali che ricordano la pelle in vari stati: anziana, umida e fragile, fino ad animale, di rettile. Quello che ricerco è un linguaggio performativo e visuale completo: un linguaggio in cui il corpo, come l’ambiente e gli oggetti che lo circondano, è in movimento ed ha voce.