DAFNE parte dal mito classico per riscriverne l’epilogo: se nella leggenda si trasforma in albero pur di sfuggire a un destino imposto, qui Dafne riconquista il proprio corpo, lo esplora e lo ridefinisce. Concepita da Davide Valrosso, la performance mette in scena un dialogo tra corpo e struttura, tra immobilità e libertà, tra sogno e realtà. Un invito a cambiare prospettiva sulla femminilità, sul controllo e sulla possibilità di riscrivere la propria identità.
Riacquistando potere sul proprio corpo, Dafne ritorna alla sua forma fisica. I cubi rappresentano l’originaria forma che la imprigionava e con questi ultimi, lei esplora il mondo intorno a sé tramite forme ed equilibri.
La violoncellista, oltre a creare un paesaggio sonoro contraddistinto da un moto continuo, introduce il tema del doppio, ridisegnando un’ulteriore interpretazione del mito, fino al fondersi delle due figure, lasciando ambiguo il rapporto tra sogno e realtà.