Il progetto fonda le sue basi su una riflessione sul mondo della danza e della performance, un sistema spesso schiavo della iper-produttività in cui al centro vivono gli algoritmi ministeriali, i progetti e le relazioni a misura di bando, mentre alla periferia abitano gli artisti, le persone e i valori. Tutto è creato per essere consumato sul momento – fagocitato, non tenendo in considerazione il passato, dimenticando il futuro.
In questo contesto gli artisti, figli di una visione capitalistica e terrorizzati di fuoriuscire dal clan invisibile della danza autoriale sviluppano atteggiamenti e azioni autoreferenziali figli della paura, e un’incontrollabile difficoltà nell’accettazione del diverso, che tentano di compensare con progetti sociali che raccontano più di se stessi che delle comunità a cui si rivolgono.
È da questo rapporto tra artista e produzione, riflesso del sistema capitalistico e consumistico in cui siamo immersi tutti, che sono partito cercando di dare fiato ed espandere la tensione del dubbio, della domanda, dell’interrogativo al resto del mondo.
Come vasi comunicanti, Danza Cannibale è figlia di Symposium ed espande il suo sistema di interazioni, tramite canti, nenie e geometrie, supportate dal millimetrico mondo di paesaggi sonori di Federico Chiarofonte, musicista performer e guida all’interno del lavoro.
La volontà è di portare in scena una trasfigurazione rituale che porti il pubblico a percepire e a riflettere sul cannibalismo sociale di cui siamo tutti vittime e carnefici. Se il desiderio spinge verso il cambiamento, il primo passo da compiere è quello di trasformare il cannibale interiorizzato attraverso un rito collettivo, una catarsi che crei un paesaggio evocativo ed espressivo. Il tentativo è quello di personificare la figura del cannibale per affrontarla con una stesura drammaturgica fatta di suoni, profumi e sensazioni, cullati da una nenia che fa più o meno così:
Sba,
Sbagliare è impossibile
Fallire inaccettabile
Tu voi vedermi solo correre
Can
Cannibale